Credo che ci sia qualcosa di magico nella fotografia. Una delle cose che più amo è quella di mettere a tracolla la macchina fotografica, montare in bicicletta ed inoltrarmi senza meta precisa lungo le stradine di campagna o le macchie boschive intorno a casa mia. Vado in giro e mi guardo attorno, senza però l'intenzione di scovare qualche particolare soggetto. Così, non so mai che cosa mi capiterà di fotografare. Ne sono mai sicuro se fotograferò oppure no. Vado dunque in giro e lascio vagare lo sguardo su ciò che mi circonda.
All'improvviso qualche cosa cambia e tutto ad un tratto ecco che mi si presenta davanti agli occhi un peculiare gioco di luce o un'ondeggiante distesa di spighe o uno storno cangiante. O chissà cos'altro. Fotograficamente questi si chiamerebbero "soggetti" ma io, in quei particolari momenti, non li considero tali. No so bene perché la parola "soggetto", in fotografia, mi da un po' l'impressione di un qualcosa da che è lì, staccato da me, in certo senso manipolabile. Invece, in quei particolari momenti, mi sembra piuttosto di essere entrato in un mondo diverso. O meglio, è come se fossi stato invitato ad entrarvi.
Di quel mondo cerco di portarmi in questo qualche immagine. Un mattino mi capitò di trovarmi vicino al fiume quando si aprirono le porte di quel mondo carico di suggestioni.C'era un vecchio tronco dai rami nudi, riverso vicino all'acqua. Lo fotografai vedendo in esso qualcosa di diverso da quello che era la realtà
Qualche tempo dopo, quando ebbe sviluppato il negativo e stampato l'immagine del tronco, nel vederla rivissi fugacemente certi attimi e nei fui contento. Appesi la fotografia alla lavagna magnetica che ho nello studio, le diedi un'ultima occhiata e poi andai a dormire. Il mattino dopo, quando mi recai in studio, fui sorpreso nel vedere una scritta a fianco alla foto. Era senza dubbio la grafia di mia figlia Tiziana, dodici anni d'età. Aveva scritto:
Dopo il combattimento,
la mano inerte del Gigante
galleggiava inerte sul fiume,
mortalmente immobile,
mentre una gelida brezza,
sprirava dalla boscaglia
e dall'Albero della Morte.
Rimasi di stucco. Se avessi dovuto esprimere in parole ciò che quel tronco mi era sembrato, il giorno in cui l'avevo fotografato, non avrei potuto trovarne di migliori. Tiziana era forse entrata in quel mondo attraverso l'immagine che aveva fatto come da porta per lei? A me piace credere proprio questo.
Luigi Cosmi
Da aprile 2003, il Circolo Fotografico Codroipese ha come nuovo luogo di riunione e di incontro una sala presso La Casa dello Studente in via Friuli a Codroipo
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